"Cara Silvina

 
Sapere del comitato/blog da un lato mi ha fatto piacere, perché é giusto che si conoscano i problemi degli eredi Pratt, ma mi ha anche molto addolorato, perché immagino la grande sofferenza ed il dolore sia di voi figli che dei nipoti del Maestro.
 
Non posso pensare che voi, sangue e carne di uno dei piu' grandi italiani, non possiate gioire della presenza, nelle vostre case, di quei disegni ed acquerelli che tanto sono apprezzati, pubblicati ed ammirati nel mondo intero. Da loro emerge una forza, un'energia ed una capacità d'incantare inspiegabili, se non con il genio di chi li ha creati e, questo si, lo ha lasciato in eredità al mondo, ai sui lettori.
 
Al di là delle questioni legali, delle sentenze e delle dichiarazioni, mi auguro che un giorno il buon senso prevalga. 
Monetizzare le opere di Pratt é una prospettiva di breve termine. 
Esse dovrebbero essere conservate/esposte a beneficio dell'umanità, ma gli eredi, i familiari, dovrebbero almeno poterne godere ed usufruire in qualche sorta. 
Anche le riedizioni dovrebbero essere curate con rispetto: ho visto dei suoi libri stampati su carta cosi' sottile da vedere i disegni sotto e non poter neanche leggere la storia (stampati pochissimo tempo fa...nessuna scusa per i poveri mezzi tecnici del passato).  Poi i formati piccoli, le ricolorazioni postume...perché? Non bastava rieditare cio' che il Maestro aveva fatto o approvato? Da specialista del Marketing mi stupisco nel vedere queste "line extensions", come se le storie a fumetti fossero delle bibite, dei biscotti o delle sigarette. Davvero si conosce il pubblico dei suo lettori? Davvero se ne consoce la segmentazione e si lavora per aumentarne il numero di lettori e per trasformare i lettori occasionali in appassionati dell'opera di Pratt? Davvero ogni libro stampato aggiunge qualcosa al Corpus? O sono mere operazioni commerciali? 
 
E poi c'é il messaggio che si evince dal corpus delle storie di tua padre: la lotta all'ingiustizia, la passione per le "cause giuste" (al di là delle leggi e dell'"ordine"). 
Dove sta lo "spirito di Pratt" in questa triste storia? 
Lui cosa avrebbe fatto? 
 
Io, un po' ingenuamente, glielo chiedo ogni volta che passo sulla sua tomba a Grandveaux e prego che il suo ricordo illumini gli animi e l'intelligenza di tutte le parti coinvolte affinché quello che Hugo realmente voleva con il suo testamento si realizzi. 
E, comunque, che si permetta a voi discendenti di toccare, ammirare il suo lavoro, respirarne l'inchiostro e navigare su quelle tinte che mai stancano di essere ammirate. 
 
Non so come sostenere il comitato, ma sappi che vi sono vicino e che mi piacerebbe aiutare per fare in modo che la grande opera di tuo padre continui ad essere conosciuta ed apprezzata. 
Credo che ci sia ancora tanto da fare per valorizzare i vari profili d'interesse: dalla vita dell'autore al suo pensiero, alla sua opera, alle vicissitudini editoriali ed alla catalogazione dell'opera.
 
Mi auguro che chi ha (oggi) i piu' forti interessi rifletta su quella che era la volontà di Pratt e che le decisioni siano prese nel piu' alto interesse dell'Opera, ma senza dimenticare la famiglia, le cui ultime generazioni, immagino, non ebbero la fortuna di conoscere il grande artista e che, quindi, DEVONO potersi nutrire della sua opera, in tutte le forme, per perpetuarne la memoria e conoscere questa grande eredità culturale.
 
In America tanti si sono indignati per il caso di Jack Kirby, diverso nei presupposti legali, ma simile nei risultati: gli eredi hanno poco (che é meglio di niente...), mentre altri si arricchiscono. 
Nel XXI secolo, al di là delle ragioni legali, esiste un crescente concetto di etica d'azienda, di "corporate responsibility" e mi indigna pensare come le stesse corporations che attribuiscono enormi budgets per la beneficenza, poi dimenticano gli eredi di chi gli ha permesso di costruire i loro imperi, di chi ha creato quei personaggi, quelle storie che hanno fatto sognare generazioni. 
 
Il mio ottimismo é dovuto al fatto che la gente oggi comprende, pensa, riflette, condivide ed agisce. 
Il tempo delle leggi e sentenze é finito, oggi bisogna comportarsi con responsabilità (le recenti vicende pubbliche italiane lo testimoniano). 
Questo é vero per i cittadini come per le aziende e non si puo' sfuggire al giudizio della gente, una volta che sono i fatti ed il buon senso a parlare.
 
Ti prego di scusarmi per la lunga email e permettimi di inviarti un caloroso abbraccio da chi, dalla sua giovinezza, ha provato ripetutamente emozioni, ha imparato, si é divertito, ha pianto, riso e riflettuto grazie a tuo Padre e che gliene sarà grato per sempre.
 

Con affetto.

Antonio Anastasi"